Un trattamento con corticosteroidi modifica profondamente il modo in cui il corpo gestisce il sale, lo zucchero, i grassi e le proteine. Questi squilibri metabolici non sono trascurabili: ritenzione idrica, aumento della glicemia, perdita di calcio e atrofia muscolare possono verificarsi talvolta in poche settimane. Adattare la propria alimentazione durante una corticoterapia non è una questione di comodità, è una misura che limita concretamente questi effetti collaterali.
Proteine e corticosteroidi: un bisogno sottovalutato durante il trattamento
I corticosteroidi accelerano la degradazione delle proteine muscolari. Il corpo attinge alle proprie riserve per fornire energia, il che provoca un’atrofia muscolare visibile alle cosce, alle braccia e ai glutei. Mangiare “sufficienti proteine” non è sempre sufficiente.
Le raccomandazioni recenti dell’ESPEN per i pazienti a rischio di perdita muscolare insistono su un apporto proteico nettamente superiore alle raccomandazioni di base. In un contesto di catabolismo aumentato, i consensi nutrizionali convergono verso un intervallo di circa 1 a 1,5 g di proteine per chilo di peso corporeo corretto al giorno.
Concretamente, ciò significa integrare una fonte di proteine ad ogni pasto: pollame, pesce, uova, legumi. Per trovare le raccomandazioni su Consigli Cucina, che dettagliano indicazioni alimentari adatte alla corticoterapia, queste basi proteiche costituiscono il fondamento della dieta.
Hai notato che le tue porzioni di carne o pesce ti sembrano sufficienti? La questione è soprattutto la regolarità: distribuire le proteine su tre pasti (e eventualmente uno spuntino) favorisce meglio la sintesi muscolare rispetto a concentrare tutto l’apporto a cena.

Ridurre il sodio senza rendere il piatto insipido
I corticosteroidi provocano una ritenzione di acqua e sodio che si traduce in un gonfiore del viso, delle caviglie e un aumento della pressione arteriosa. Limitare il sale è la prima misura raccomandata dai medici prescrittori.
Il problema è che la maggior parte del sodio consumato non proviene dal sale da tavola. Si nasconde negli alimenti trasformati.
- Salumi, formaggi a pasta dura e pesci affumicati concentrano elevate quantità di sodio, anche in piccole porzioni.
- I piatti pronti industriali, le zuppe in cartone e i biscotti salati contengono spesso più sale di un piatto cucinato in casa.
- Il pane classico rappresenta un apporto quotidiano significativo di sodio. Optare per pane senza sale o a contenuto ridotto riduce meccanicamente il carico sodico.
Per compensare la perdita di sapore, le spezie e le erbe aromatiche sono alleate dirette: curcuma, paprika, timo, basilico, aglio. Questi aromi esaltano i piatti senza attivare la ritenzione idrica.
Glicemia sotto corticosteroidi: quali alimenti privilegiare quotidianamente
I corticosteroidi aumentano il livello di zucchero nel sangue, talvolta in modo marcato. Questo rischio di squilibrio glicemico colpisce anche le persone che non erano diabetiche prima del trattamento. Il meccanismo è ormonale: i corticosteroidi stimolano la produzione di glucosio da parte del fegato e riducono la sensibilità delle cellule all’insulina.
Il riflesso più utile consiste nel sostituire gli zuccheri rapidi con carboidrati a basso indice glicemico. La pasta integrale, il riso basmati integrale, i legumi (lenticchie, ceci) rilasciano la loro energia progressivamente. Le verdure, consumate in quantità ad ogni pasto, apportano fibre che rallentano l’assorbimento dello zucchero.
La frutta rimane raccomandata, ma alcuni tipi alzano meno la glicemia di altri. I frutti rossi, le mele e le pere sono preferibili rispetto all’uva, alle banane molto mature o ai frutti sciroppati. Una porzione di frutta fresca alla fine del pasto, accompagnata da proteine, limita il picco glicemico.
Le voglie di dolci, un effetto diretto dei corticosteroidi
I corticosteroidi agiscono sull’ipotalamo e stimolano l’appetito, in particolare il desiderio di alimenti dolci e salati. Non è una mancanza di volontà. Preparare spuntini proteici (yogurt naturale, manciata di mandorle, uovo sodo) permette di interrompere queste compulsioni senza aggravare lo squilibrio metabolico.

Calcio, potassio e grassi: tre aspetti da monitorare
I corticosteroidi aumentano la perdita urinaria di calcio e potassio. Con un trattamento prolungato, il rischio di osteoporosi e crampi muscolari diventa reale.
Per il calcio, i prodotti lattiero-caseari rimangono la fonte più accessibile: yogurt, ricotta, latte. Il formaggio a pasta dura pone un dilemma poiché è ricco di calcio ma anche di sodio. I formaggi freschi come il cottage o la ricotta offrono un miglior compromesso. Le acque minerali calciche completano l’apporto senza aggiungere sale.
Il potassio si trova nelle verdure (spinaci, broccoli, funghi), nei legumi e in alcuni frutti (banana, avocado, albicocche secche). Un’alimentazione ricca di verdure copre generalmente questo fabbisogno senza ricorrere a un integratore.
I grassi: scegliere piuttosto che eliminare
I corticosteroidi modificano il profilo lipidico e possono aumentare il colesterolo. Eliminare tutti i grassi sarebbe controproducente. L’obiettivo è privilegiare i grassi insaturi: olio d’oliva, olio di colza, pesci grassi (sardine, sgombro), frutta secca. I grassi saturi derivanti da salumi, pasticceria e fritture sono quelli da ridurre in priorità.
Questi aggiustamenti alimentari meritano di essere discussi con un medico o un dietista, soprattutto se il trattamento corticosteroide supera alcune settimane. La dose prescritta, l’età e la presenza di altre patologie modificano le priorità nutrizionali. Una dieta rigorosa senza sale non è sempre necessaria per una corticoterapia breve a bassa dose, mentre diventa raccomandata per un trattamento prolungato ad alta dose.



